venerdì 1 aprile 2011

Bufale, leggende metropolitane e catene di Sant'Antonio - Liquida Magazine

Le proverbiali bufale si diffondono rapidamente su tutti i media e il Web non è immune; ma offre anche i mezzi per effettuare ricerche e controlli efficaci: basta avere un po’ di tempo e un minimo di senso critico

«“Bufala” è parola regionale di derivazione romanesca, probabilmente adattata, come sostiene De Mauro, sull’uso in senso figurato di “bufalo”, che sta ad indicare “persona ottusa e rozza”», scrive Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera.
Solo le persone più ingenue e distratte (se non proprio ottuse e rozze) dunque cadonoo in errore? Forse non è così.

Può succedere a tutti di abboccare, perché bufale, catene di Sant’Antonio e leggende metropolitane fanno leva su pregiudizi e sentimenti, quindi attivano facilmente una reazione emotiva piuttosto che razionale. Ci sono poi la pigrizia, la fretta e la mancanza di tempo per controllare che portano a cadere in errore. Inoltre, ciascuno di noi tende a fidarsi quasi ciecamente di fonti che ritiene autorevoli.
Internet consente alle persone di diffondere conoscenze e scoperte e di condividerle; a volte, però, si trasforma in uno strumento che produce ansie e panico infondati. In molti casi, le notizie diffuse sono “bufale”, cioè non hanno basi scientifiche o corrispondenza nella realtà; quindi, è sempre meglio controllare, verificando l’origine e la credibilità delle fonti.

Ovviamente, le bufale sono sempre esistite e diffuse da qualunque mezzo di comunicazione: la Rete è solo uno dei media con cui si propagano più rapidamente. Ma il Web è anche uno degli strumenti più potenti per smascherare le bufale, con un po’ di tempo e pazienza da dedicare alle ricerche.
Uno dei blog più attendibili e precisi in materia di bufale (sfoggia un’intera sezione di indagini antibufala) è quello di Paolo Attivissimo. Scrittore e giornalista informatico, Attivissimo è anche conduttore della trasmissione Il Disinformatico della RSI, autore di dieci libri di informatica divulgativa, autore del blog Disinformatico.info (premio Macchianera 2008 e 2009 per il miglior blog tecnico-divulgativo di lingua italiana), consulente di RSI, Mediaset e RAI e conferenziere su nuove tecnologie, cospirazionismi, bufale e disinformazione mediatica. Gestisce il Servizio Antibufala (oltre otto milioni di visite dal 2003) e scrive articoli per La Borsa della Spesa, Wired.it e Le Scienze.
Le indagini che ha svolto dal 2002 a oggi sono oltre 330, suddivise per categoria e presentate con una breve descrizione e le rispettive parole chiave. Il Disinformatico è una vera è propria Bibbia per orientarsi nel mondo delle bufale, imparare a riconoscerle e difendersi.

Ecco come capire se un appello è una bufala, per Attivissimo:

In genere basta usare gli strumenti offerti da Internet. Ecco come procedo io. Potete divertirvi anche voi a fare i Detective Antibufala:

Parto sempre dal presupposto che tutti gli appelli che ricevo sono bufale fino a prova contraria. Molti utenti, invece, danno per buono tutto quello che leggono sullo schermo del PC. Lo so, il mio è un atteggiamento cinico, ma deriva dall’esperienza: la maggior parte degli appelli è effettivamente falsa.Do un’occhiata alla coerenza interna del messaggio. Ci sono contraddizioni evidenti? Allora è assai probabile che sia una bufala.Poi guardo i dati concreti contenuti nell’appello: riferimenti a date, persone, nomi, aziende, indirizzi, leggi o documenti. Se non ci sono riferimenti precisi, anche questo mi fa propendere per la bufala.Se invece i riferimenti ci sono, li indago tramite i motori di ricerca, come Google: immetto una frase tratta dal messaggio, che va scelta in modo che sia univoca, cioè costituisca una serie precisa e piuttosto insolita di parole che difficilmente compariranno in messaggi diversi da quello che sto cercando. Se non trovo niente nei siti autorevoli (riviste di settore online, CNN, BBC, Amnesty International, per esempio), è probabile che sia una bufala.Sempre in Google, scelgo l’opzione Groups per cercare la stessa frase nell’archivio dei newsgroup.Poi visito i siti dedicati alle bufale celebri, che sono tappe obbligate di qualsiasi indagine su catene come queste. In genere trovo che l’appello è già stato analizzato e sviscerato (autenticandolo o meno) in uno o più di questi siti.Prima di raggiungere una decisione, comunque, cerco di avere più di una fonte, dato che anche le testate più blasonate ogni tanto pubblicano stupidaggini e commettono errori.Come faccio a decidere se una fonte è autorevole? Seguo due criteri fondamentali: il primo è che le agenzie di stampa, CNN e BBC sono autorevoli perché fanno sì degli errori, ma in genere ci azzeccano (o perlomeno ci azzeccano molto più spesso di tante altre fonti). Il secondo è il criterio del tornaconto. Per esempio, se il Papa dice che ha le prove dell’esistenza di Belzebù, lo considero fonte di parte (ha un tornaconto nell’affermarlo). Se il Papa dice che ha le prove che Belzebù non esiste, lo considero fonte autorevole (perché manca un tornaconto, anzi, dicendolo va contro le proprie convinzioni).

I consigli di Attivissimo sono utilissimi, come sempre richiedono un approccio critico e un po’ di tempo: due cose di cui a volte si è sprovvisti. Per chi volesse saperne di più, il Disinformatico è altamente consigliato: sul blog si trovano anche molti link utili e suggerimenti di libri sull’argomento.

Sembra che nessuno sia immune dalle bufale, Alessandro Ronchi riporta qualche esempio recente, sollevando anche un importante quesito: se è così facile cadere nelle trappole per quanto riguarda le notizie, quanto siamo vulnerabili alle pubblicità ingannevoli?

E’ incredibile quanto poco siamo vaccinati contro le bufale. L’utilizzo quotidiano della rete non riesce, evidentemente, a fornirci le basi minime per poter soppesare correttamente le informazioni che ci arrivano.

Basta pensare alla storia, del tutto inventata, del cagnolino abbattuto perché la proprietaria non avrebbe pagato una multa di una quarantina di euro, e ripresa senza nessuna verifica da TG1online, l’AGI, il TGcom, La Stampa, Quotidiano italiano ed Il Giornale.?Oppure al ritrovamento di Atlantide tramite Google maps pubblicato da Repubblica.

Tutte storie che con un minimo di serietà si possono facilmente smontare ed evitare di diffondere.

Queryonline riporta una serie di notizie improbabili che hanno fatto il giro dei media. A metà strada tra un pesce d’Aprile e la pura fiction, si può giungere alla conclusione che vengono pubblicate semplicemente perché sono casi emblematici, vagamente verosimili e poco importa se siano riconducibili a fatti realmente accaduti. Alcune notizie vengono addirittura riproposte ciclicamente, cambiando tuttalpiù qualche dettaglio anagrafico o geografico:

Da Repubblica, 7 gennaio 2011: una casalinga dà della “befana” alla suocera su Facebook. Il marito divorzia. Se vi sembra una storia già sentita, forse è perché vi ricordate di quella pubblicata il 7 dicembre 2009 dall’agenzia di stampa AGI, e riproposta in seguito su altri giornali: “Vecchia befana a suocera su Facebook, marito chiede separazione”. Le differenze fra le due notizie sono minime; la maggiore riguarda senz’altro il luogo in cui sarebbe avvenuto il fatto: il quartiere Prenestino di Roma per la prima, il paesino di Campochiaro, provincia di Campobasso, per la seconda.

Bufala o semplice svista giornalistica? Per scoprirlo bisogna far attenzione a un piccolo particolare: nel caso del 2011 il marito aveva deciso di rivolgersi all’avvocato Anna Orecchioni per far valere i suoi diritti. In quello del 2009 invece era stata la moglie a ricorrere agli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona.

Ebbene, questi due (veri) avvocati sono due vecchie conoscenze giornalistiche, dal momento che sembrano essere i protagonisti di un numero davvero spropositato di notizie di costume pubblicate dai giornali italiani. Per accorgersene, basta guardare i titoli di alcune notizie dell’ultimo mese. GrrNews, 6 gennaio: “86 anni, gli tolgono la patente e si toglie la vita”. Virgilio Notizie, 15 gennaio: “Padre a giudice: ordini trasfusione a mia figlia! La moglie dell’uomo è una testimone di Geova” (non più disponibile sul sito di Virgilio, ma reperibile qui). Repubblica, 18 gennaio: “Tunisia: Genova, tour operator in giudizio per viaggio di nozze saltato causa disordini”. Agenzia Asca, 24 gennaio: “Detenuta Molise aspetta permesso per funerali padre”. Il Giornale (e altri), 24 gennaio: “«Hai vinto alla lotteria, ora mantienimi»” (e questa sembra una riedizione, mutatis mutandis, di quella pubblicata dall’agenzia AGI nel 2009: “Marito vince al Superenalotto e ex moglie chiede 500.000 euro”). Virgilio Notizie, 27 gennaio: “Da 35 anni in causa, due 60enni s’incatenano davanti a tribunale”. Repubblica, 29 gennaio: “Sordomuta chiede esenzione canone. «Porta a Porta non ha i sottotitoli»”. TG1 Online, 3 febbraio: “Muore a 101 anni senza eredi e lascia 2 mln alla vicina di casa”. E l’elenco non è esauriente. In tutti questi casi la fonte è la stessa: gli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona.

Il sito www.malainformazione.it ha dedicato un corposo dossier in quattro parti (1 2 3 4) alla coppia Canzona-Orecchioni, definendola la più incredibile débacle del giornalismo italiano.

Dal 2009 in avanti il duo ha propalato centinaia di storie, tutte rigorosamente pubblicate (e non solo online, ma anche sui quotidiani nazionali e su carta stampata). I primi a insospettirsi furono i giornalisti di Avvenire, dopo una serie di notizie a sfondo religioso: una novizia torinese che si era vista pubblicare su Facebook le sue foto in topless di quando era fidanzata, un prete bolognese la cui patente era stata ritirata per guida in stato di ebbrezza (dovuta secondo lui al fatto di aver celebrato quattro messe in un giorno), due suore multate perché guidavano ai 180 Km/h  in quanto “preoccupate per la salute del papa”. I giornalisti cercarono qualche riscontro, e scoprirono alcune cose interessanti: la polizia stradale nulla sapeva del caso delle due suore, e smentì anche di aver ricevuto la denuncia della novizia; le foto in topless postate su Facebook non si trovavano; per quanto riguarda il sacerdote ubriaco (di cui venivano fornite solo le iniziali), Avvenire scoprì che in tutta la curia bolognese non esisteva alcun prete con le iniziali ed l’età indicate dall’avvocato Canzona.

Ma questo non fermò la produzione di notizie; secondo i dossier del sito www.malainformazione.it, molto probabilmente i due avvocati hanno l’abitudine di inframmezzare alcune notizie vere ad altre sicuramente false.

Ricordiamo che non abbiamo potuto verificare tutte le centinaia di ‘notizie’ propalate da questo simpatico signore. Alcune potrebbero persino essere vere: noi diciamo solo che quelle che abbiamo verificato sono TUTTE false o inverificabili.

Sicuramente fasulla è la storia rilanciata dall’Ansa (e di conseguenza da molti altri giornali italiani) della signora obesa costretta da una compagnia aerea a pagare due biglietti. In quel caso Marco Franchini, direttore dell’aereoporto di Bari, avviò subito un’inchiesta interna: interrogò il personale e fece analizzare i video della sicurezza. Verificò che una signora con le iniziali fornite dall’avvocata aveva effettivamente acquistato il biglietto; però non si era presentata all’imbarco, quindi non poteva essere stata coinvolta nel fatto. Insomma, la vicenda era frutto di fantasia.

C’è chi, dopo una rivelazione del genere, avrebbe preso con molte più cautele le successive notizie degli avvocati. Ma non i giornalisti, che continuano tuttora a pubblicarle. Sembra che da tutta Italia la gente arrivi a Bracciano, città dove eserciterebbero i due avvocati, per esporre i loro casi: situazione quanto mai strana, se si pensa che il loro studio non dispone di un sito internet, e che trovare un loro recapito è impresa quanto mai ardua (tanto per fare un esempio, per trovare la signora Orecchioni bisogna andarla a cercare sul sito dell’ordine degli avvocati di Civitavecchia; difficile arrivarci per caso, se non si sa già dove cercare).

Ma qual è la causa del successo delle storie di Giacinto Canzona e Anna Orecchioni? Oltre al fatto che con i loro comunicati i due avvocati raccontano spaccati interessanti e a volte divertenti dei cosiddetti “tempi moderni” (fra i tipici argomenti delle “notizie” ci sono le multe, i figli “bamboccioni”, la burocrazia, i divorzi, Facebook), il sito malainformazione.it ne ha individuate quattro:

(1) innanzitutto perché ormai la basilare verifica delle ‘notizie’ è diventata un optional, affiancato dal fatto (2) che il web ha moltiplicato il fenomeno del Copincollismo: come vedete anche qui sopra, ‘pubblicare una notizia’ è diventato semplicemente copincollarla in un altro monitor, sotto l’egida apparente di un’altra testata e (3) – mancanza altrettanto fondamentale – non citando la fonte originaria. In questa scheda abbiamo anche aggiunto che (4) la mancanza di memoria professionale (parte integrante di una capacità professionale compiuta), e dunque la superficialità, è semplicemente stucchevole.

Probabilmente questi fattori sono gli stessi che entrano in gioco quando i media ripropongono le storie di limoni mutanti e santoni che si cibano di aria, senza prendersi l’obbligo della verifica delle fonti. Dopotutto, come lo stesso Giacinto Canzona ha sibillinamente affermato in un’intervista al Giornale:

È compito della stampa cercare riscontri.

Da quest’analisi si capisce quanto l’impegno richiesto ai fruitori di notizie sia davvero gravoso, laddove molti giornalisti e addetti ai lavori non operano una selezione e un controllo accurato del materiale pubblicato, rivelandosi poco sospettosi anche nei casi più eclatanti. Divilnux segnala un video YouTube dove compare uno degli oggetti più amati da chi sforna bufale, un ufo:

Nel ricettacolo di bufale piú famoso al mondo (Youtube) é apparso l’ultimo video ufologico, inquietante come sempre, che riprende un OVNI mentre sorvola i cieli della famosa localitá Messicana di Chichen Itza, cittá cardine degli antichi Maya, temibili portatori di sfiga planetaria che si divertivano, oltre che con la Pelotas, con i calendari di Maxim e della Pirelli (del 2012).

(…)

A Chichen Itza non c’e’ nessuno oltre alle rovine e i turisti, ma ci sono tante cittadine limitrofe (come la caratteristica Valladolid) dove i bambini incredibilmente compiono gli anni, come tutti i bambini di questo mondo. E’ azzardato credere che uno di questi palloni sia stato casualmente trasportato nelle vicinanze del babbeo che lo ha filmato??Credetemi, a parte i presunti ufo, a Chichen Itza l’unico fenomeno reale e documentato, fino ad ora, é il famoso serpente che sembra scendere dai gradoni della piramide. Un fenomeno che ricorre tutti gli anni nel primo giorno dell’Equinozio di Primavera — il 21 di Marzo — per un gioco di ombre e luci creato dai raggi del sole e dalla posizione della piramide stessa.?Se lo stesso oggetto volante fosse apparso a Cesano Maderno, che di interessante ha poche cose come la fredda stazione delle Ferrovie Nord, questo video non sarebbe stato preso nemmeno in considerazione. L’ambientazione e la location sono di gran lunga meno suggestive delle liane e delle piramidi.?Un appello a tutti coloro che riversano questa tipologia di video su Youtube: Forse sarete presi in considerazione quando metterete la vostra faccia e le vostre informazioni personali. Non nascondetevi dietro ai palloni…vi deridono persino dal forum di Nibiru.

Idee per il presente segnala le bufale e la disinformazione in materia di centrali nucleari:

Navigando per il web e sfogliando i giornali vi sarà certamente capitato di imbattervi in titoli come “le centrali nucleari sono dannose per la salute” o cose del genere. Grandi dichiarazioni che spesso si rivelano delle vere e proprie bufale. L’Ain (Associazione italiana nucleare – http://www.assonucleare.it/ ) ha pensato bene di fare una raccolta di questa carrellata di luoghi comuni sull’atomo e di smentirli uno per uno (http://www.assonucleare.it/Bufale%20Nucleari/bufale_nucleari.htm) .Qualche assaggio: si parla di costi elevati degli impianti, che avrebbero portato molti paesi esteri a rinunciare al nucleare. Costi che sarebbero coperti da soldi pubblici, incidendo sulle tasche dei cittadini. Niente di più falso:per la precisione, la nostra normativa incentiva la produzione elettrica da fonti rinnovabili, penalizzando così il nucleare. Le nuove centrali saranno finanziate esclusivamente con capitali privati e non con fondi pubblici.

Altra affermazione, altra bufala: come per il petrolio e il gas, anche l’uranio deve essere importato, oltre ad essere in via di esaurimento. Innanzitutto il combustibile nucleare è più conveniente di altre fonti: a parità di energia elettrica prodotta costa, infatti, 4 volte meno del carbone, 6 volte meno del gas e 10 meno del petrolio. Ai livelli attuali di utilizzo, poi, le risorse di uranio saranno disponibili per circa 250 anni, molto di più rispetto alla durata residua dei combustibili fossili. Senza dimenticare che l’entrata in funzione dei reattori di quarta generazione permetterà di utilizzare meglio l’uranio esistente (uranio 238) e, quindi, di moltiplicarne la disponibilità.

Un altro leit motiv della propaganda anti-nucleare è il discorso scorie, con tutte le implicazioni legate alla dispersione di radioattività e alla salute. Sulla radioattività, in particolare, se ne dicono tante, ma la verità è che è presente quotidianamente intorno a noi: per effetto della radioattività naturale ognuno di noi assume una dose media pari a 3,1 mSv all’anno, con variazioni a seconda delle zone in cui si vive (da 0,5 a 4,5 mSv l’anno), senza subire conseguenze di nessun tipo.

Si potrebbe continuare ancora per un bel po’, i luoghi comuni sono tanti e di diverso tipo. Quale, allora, l’antidoto contro la cattiva informazione? Leggere e documentarsi, per capire che gli allarmismi tanto strombazzati non sono poi così fondati. Un buon punto di partenza potrebbe essere dare un’occhiata al sito dell’Ain…

Gravità zero prende di mira le bufale che passano in tv e sottolinea come il Web possa essere uno strumento molto più valido per controllare le fonti e la qualità delle informazioni:

Dalle esplosioni di astronavi ai cani ufo, dall’Azoto killer alle fantasiose definizioni della Materia Oscura: troppo spesso in TV le sparano grosse. E’ quanto è emerso nei giorni scorsi al Festival delle Scienze di Roma.

E non è certo un fenomeno da prendere sottogamba: patacche e bufale spesso condiscono le porzioni più appetitose del menù televisivo. Roba da provocare intossicazioni culturali a migliaia di ignari spettatori.

Fortuna che c’è chi non ingoia ancora tutto ciò che passa la mensa e chi grazie all’inesauribile forza della rete trova la forza di rimettere in salute le notizie avariate.

Si parla di “Cattiva Scienza in TV”, una piattaforma creata da un gruppo di blogger di tutte le età composto da esperti e appassionati che si vuole porre come una controffensiva ai programmi TV che giocano sulla credulità popolare spacciando dicerie per scienza.

Cattiva Scienza in TV è un gioco a premi presente online per sbufalare, per spiegare e mostrare alle persone la presenza di tanti errori scientifici in molte trasmissioni televisive, compresi i telegiornali.

Chi è che le smaschera? I comuni cittadini!

Lettera 43 stila una classifica delle bufale del 2010. Nella lista rientra anche il preciso e meticoloso Marco Travaglio che aveva preso una cantonata con il cosiddetto emendamento D’Alia, ma aveva poi rimediato accorgendosene e facendo ammenda (ci era cascato anche Antonio Di Pietro qualche mese prima, alle voci di un fantomatico pericolo per la libertà di espressione in rete diffuse da blog e social media. Leggendo addirittura il testo-bufala della catena di mail che aveva dato il via al falso allarme). E poi ancora: un uomo infettato da un virus informatico, un video sul presidente del Consiglio che non parla del presidente del Consiglio, il latte scaduto bollito e rimesso in vendita come fresco, una foto degli scontri avvenuti a Roma il 14 dicembre 2010 ma che in realtà era stata scattata in Quebec nel 2007.? Sono solo alcune delle notizie false, ma spacciate per vere, circolate in rete nel corso del 2010. Il tutto a causa di catene di Sant’Antonio, cioè mail diffuse di rubrica in rubrica o rimbalzate, tramite i potenti meccanismi di comunicazione virale dei social network, sui profili di troppi utenti creduloni:

L’uomo infettato da virus informatico

Un’altra notizia, poi, si è deformata fino a trarre in inganno le redazioni di mezzo mondo, costringendo la Bbc addirittura a chiedere scusa sul proprio sito web e il Corriere della Sera a rimuovere l’articolo che ne parlava.?Il malinteso era nato da un servizio del giornalista dell’emittente britannica Rory Cellan-Jones, che aveva raccontato la curiosa storia di un ricercatore di cibernetica dell’università di Reading, Mark Gasson. Che, dopo aver memorizzato un virus informatico su un chip, se lo è impiantato sotto pelle.?IL CORRIERE E L’UOMO COL VIRUS PER PC. Diventando così per il Corriere «il primo uomo affetto da virus per Pc», come ricorda sul suo blog Il disinformatico lo smascheratore di bufale informatiche per eccellenza, Paolo Attivissimo. Che ha definito quella del Corriere «una sciocchezza totale», dato che il dispositivo utilizzato dal ricercatore è niente altro che «un parente» di quelli «antitaccheggio dei supermercati» e che «non infetta l’organismo che lo ospita».?Secondo Gasson il virus avrebbe potuto consentire a un pirata informatico di attaccare un pacemaker, rendendolo inutilizzabile. Ma per sua stessa ammissione si tratterebbe di una ipotesi non attuabile se non in tempi remoti.

Hanno le stesse scarpe: è un infiltrato

Giornali molto più cauti, fortunatamente, sulla fotografia circolata in rete, su blog e social network, dopo gli scontri a Roma del 14 dicembre 2010 (leggi l’articolo). L’immagine avrebbe dovuto dimostrare, secondo chi la diffondeva, che tra i manifestanti si erano nascosti degli agenti provotarori delle forze dell’ordine, per creare scompiglio. La prova? Entrambe le categorie di soggetti ritratte nella foto utilizzano lo stesso tipo di scarponi.?GLI SCARPONI DEGLI SCONTRI IN CANADA. Il dato incontestabile dell’immagine è che gli scarponi sono effettivamente gli stessi. Peccato che la foto sia stata scattata durante degli scontri avvenuti nel Quebec, in Canada, il 20 agosto 2007. Dunque più di tre anni fa. Il che, ovviamente, esclude qualunque connessione con i fatti avvenuti in concomitanza con il voto di sfiducia al governo Berlusconi.?Nelle stesse ore, poi, alcuni giornali avevano mostrato minore cautela rispetto alle scorribande di un “manifestante” su cui era stato avanzato il dubbio che si trattasse di un agente infiltrato. Al punto che il Pd aveva perfino presentato un’interrogazione parlamentare per fare luce sulla vicenda. Tuttavia, quello che alcuni ritenevano essere un agente non era altri che un attivista di estrema sinistra di nemmeno 17 anni, figlio di un brigatista rosso.

Latte scaduto, riciclato e rivenduto

I falsi allarmi non risparmiano nemmeno i consumatori. Eclatante il caso dell’appello che ha scosso il web a ottobre 2010. Una mail con preghiera di diffusione in cui si sosteneva che il latte scaduto e invenduto sarebbe sottoposto da imprecisati produttori a «un processo di pastorizzazione a 190 gradi». E fino a ben cinque volte consecutive, «per legge». Il tutto prima di essere reimmesso sul mercato come latte fresco.?«In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca», scriveva Roberta Lusco, che risulta firmataria dell’appello. E che, nonostante una rettifica, non è riuscita a impedire che la “notizia” facesse il giro di internet.?VIETATA LA PASTORIZZAZIONE DEL LATTE SCADUTO. Così il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, ha dovuto intervenire con una secca smentita, in cui ha ribattuto che «la pastorizzazione del latte scaduto è un atto illecito e nessun produttore di latte è autorizzato a tale pratica». Anche la presenza dei numeri 1 2 3 4 5 sui cartoni del latte, che secondo l’accusa avrebbe consentito al produttore di indicare quante volte sarebbe avvenuta la “ripastorizzazione”, servono in realtà per gestire la tracciabilità del prodotto.

Si potrebbero citare infiniti altri casi. Come l’annuncio della morte dell’attore Lino Banfi, che invece è vivo e vegeto («Ero morto e sono resuscitato!», aveva esclamato Banfi dopo aver appreso la voce diffusa in rete). I ripetuti annunci che Facebook, il popolare social network, sarebbe diventato presto a pagamento. Intenzione mai professata dal creatore Mark Zuckerberg.?Una profezia di terremoto a Napoli per il 12 marzo 2010 attribuita a Giampaolo Giuliani, lo studioso che nei giorni precedenti il terremoto all’Aquila del 6 aprile 2009 aveva notato un aumento dell’attività sismica nella regione. Ma che lo stesso Giuliani ha fermamente smentito.?LE PIRAMIDI COSTRUITE DAGLI ALIENI. E addirittura una dichiarazione del “capo del dipartimento di Archeologia dell’università del Cairo”, Alaa Shaheen che, manipolata a dovere, ha finito per mettere in bocca allo studioso l’idea che gli alieni avrebbero aiutato gli egizi a costruire le piramidi. Fantascienza? Sì: Shaheen non è affatto capo di quel dipartimento, della conferenza in cui avrebbe prodotto quella dichiarazione non c’è traccia e, in ogni caso, non vi è conferma che abbia mai pronunciato quelle parole.?Nonostante questo impietoso resoconto del 2010, il proposito per il 2011 è smetterla di identificare, come troppo spesso accade, questo genere di notizie con tutte quelle presenti in rete. Anche questa è una ‘bufala’, perché se molte di queste non-notizie sono state smascherate è stato proprio grazie a internet.

Altro filone di (macabre) burle riguarda la (finta) morte di personaggi famosi. Toccò perfino, qualche anno fa, al rapper numero 1 in Italia, Fabri Fibra (che ci fece poi su una canzone). Il più recente è stato Owen Wilson. Spettacoli.blogosfere.it:

E’ quasi un rito di passaggio obbligato per molti personaggi dello spettacolo: almeno una volta la tua finta morte deve fare il giro del web. L’ultima vittima della regina delle bufale è Owen Wilson, che proprio in questi giorni sta spopolando negli USA nel terzo capitolo di Ti presento i miei (dal titolo Ti presento i nostri), al fianco di Robert De Niro e dell’inseparabile Ben Stiller, con il quale è membro del mitico – almeno per la sottoscritta – Frat Pack. La notizia della sua presunta morte, fortunatamente subito smentita, è stata lanciata su Twitter dall’account di Global Associated News.

Owen è solo l’ultimo di una lunga serie: prima di lui è toccato a Russell Crowe, e persino al nostro Lino Banfi.??Il 2010 però è stato teatro di altre bufale eccellenti: dai mitici pesci d’aprile (Robert Pattinson gay? Ma vaaaa!) allo stop del tour dei Guns ‘n’ roses e Lindsay Lohan affetta da Aids, fino a Playboy in 3D.

100soldi.it segnala il programma Miti da sfatare trasmesso da Discovery Channel che analizza e mette alla prova leggende urbane e miti.

Spesso, infatti, persone in malafede o semplicemente molto credulone danno retta ad informazioni sparse ad arte per generare notizie, sensazione e visibilità per alcuni siti.

Sono quindi nate trasmissioni televisive volte a smascherare queste bufale, come ad esempio la serie “Miti da sfatare”, che va in onda su Discovery Channel; su internet, invece, altri siti si sono specializzati proprio nello smascheramento di queste “bufale”, per consentire a tutti i consumatori di avere informazioni chiare e corrette.

24cinque riporta due notizie che riguardano gli animali, la prima riguarda la soppressione di alcuni cani (non supportata da prove). E poi una notizia (vera) che all’inizio dell’anno è circolata parecchio, quella di una moria di volatili, senza che ne venisse data una spiegazione convincente (e le bufale si sono sprecate nell’invenzione di giustificazioni):

È di  ieri la notizia data da alcuni media  che in Canada un centinaio  di  cani  di razza husky sarebbero  stati  soppressi in quanto “non produttivi”:  non avendo trovato nulla di  serio  che suffraghi tale notizia si può dire che siamo in presenza di una classica “bufala” che sta facendo il giro sia nel mondo  reale che in quello virtuale (i quali, in fin dei conti, collidono pienamente).

Altra cosa è la soluzione data da un ricercatore italiano (Mauro  Delogu capo  del  Laboratorio di  Ecologia dei Patogeni della Facoltà di  Medicina Veterinaria dell’Università di  Bologna): i volatili  sarebbero morti a causa del capodanno.

Non pensiamo  subito ad un’ubriacatura collettiva dei pennuti si tratta, più semplicemente, del  fatto  che dimorando   a centinaia sugli alberi  e svegliati di  soprassalto dai  botti (di  capodanno) essi avrebbero  preso il volo ma storditi dallo spavento siano  andati  a sbattere contro  tutto quello  che c’era frapposto  fra loro  e l’aria.

Semplice? Forse fin troppo  semplice perché la soluzione non tiene conto del  fatto  che la tragedia (dal punto di  visto  degli uccelli) sia avvenuta dopo il capodanno e in più parti  del mondo in una quasi  contemporaneità.

Anche in questo  caso, insomma, qualche dubbio  rimane.

I social network si prestano particolarmente bene alla diffusione rapida di bufale e notizie false. Facebook ne è periodicamente vittima, spesso circola la falsa notizia che stia per chiudere per spingere gli utenti ad iscriversi a gruppi o scaricare dubbie applicazioni. Downloadblog:

Facebook chiuderà il 15 marzo? Di bufale sul social network se ne sono sentite tante nel corso del tempo, ma probabilmente quella che ha circolato per il fine settimana è la più eclatante di sempre. Al punto che non pensavo nemmeno ci fosse la necessità di scrivere un post per chiarire che Facebook NON chiuderà il prossimo 15 marzo, contrariamente a quanto raccontato da qualcuno che evidentemente non aveva di meglio da fare (sito che già di per sé, per la verità, non è di certo la fonte più credibile su questo tipo di notizia).

Già, perché secondo questo pseudo-annuncio, Facebook avrebbe intenzione di spegnere i propri server il prossimo 15 marzo: il motivo? Mark Zuckerberg “rivuole la sua vita indietro”, è “stanco di tutta questa follia” e “non s’importa dei soldi”. Un po’ come se essere il creatore di una delle invenzioni più importanti dell’ultima decade (che ci piaccia o no), la Person of the Year del TIME e uno dei milionari più giovani del mondo fosse un dispiacere, insomma. E il bello è che come dicevamo a questo annuncio hanno creduto tantissime persone, al punto da farlo circolare a ritmi vertiginosi non solo sullo stesso Facebook, ma anche su Twitter e lo stesso Google, basti vedere il trend “is facebook shutting down”.

Se siete tra coloro che hanno abboccato, aspettate che arrivi almeno il 1 aprile per credere a notizie del genere.

Altra serie di bufale attorno a Facebook riprese da Ciaoblog.net:

Il web è il luogo dove il frivolo chiacchiericcio e la più documentata e feroce controinformazione si mescolano pericolosamente, sfumando i reciproci confini; e il fatto che le bufale internet riguardino in special modo il mondo di facebook non dovrebbe tranquillizzare granché. Finché le false news riguardano l’ormai annosa questione di facebook a pagamento – o roba del genere – poco male; ma quando le bufale internet inquinano le notizie che circolano all’interno del social network ed attraverso le quali sempre più gente si informa, allora diventa pericoloso.

In questi giorni sta circolando un messaggio virale che invita a prestare attenzione al fatto che facebook avrebbe deciso di rendere pubblici i numeri di telefono degli utenti si chiede – come nella più classiche delle tradizionali “catene di sant’Antonio” – di inoltrare il messaggio. In realtà, l’evidenza – o meno – dei numero di telefono dipende dal settaggio che ogni utente ha della propria privacy.

Come sappiamo, la politica sulla privacy facebook – al momento – non è cristallina e non è semplice comprendere a pieno chi può vedere cosa e come si fa preservare alcuni dati specifici, ma – piuttosto che credere a simili baggianate – meglio informarsi su come nascondere ai noi amici determinate informazioni.

Le bufale internet non sono una questione da prendere a cuor leggero e – probabilmente – occorrerebbe verificare tutto ciò che leggiamo, attingendo almeno da quattro o cinque fonti. Le notizie – infatti – corrono velocissime sul web e, a volta, ci arrivano prima che siano confermate – semplicemente – si diffondono a macchia d’olio a prescindere dalla loro veridicità, e – spesso – finiscono per diventare più vero del vero.

Un tempo c’erano i coccodrilli nelle fogne di New York e dei pazzi scatenati sieropositivi che andavano infettando altre persone per puro diletto. Insomma, spesso la bufala è figlia dell’ignoranza, altre volte del desiderio che la vita abbia un che di magico, di mistico, altre volte è solo figlia della paura.

L’unico modo che abbiamo per contenere il fenomeno delle bufale internet e non diffondere news se – prima – non abbiamo verificato di persona l’effettiva presenza di fonti attendibili.

Catepol.net commenta altri inganni perpetrati ai danni degli utenti di Facebook. Una trappola molto diffusa è stata quella di cambiare nomi a dei gruppi dopo che moltissime persone si erano iscritte.

GRUPPI CHE CAMBIANO NOME

Molte persone oggi (dopo il proliferare dei gruppi Facebook pro o contro Berlusconi e pro o contro Massimo Tartaglia), si sono ritrovate iscritte a gruppi diversi da quelli a cui erano iscritti.

Non è possibile aggiungere iscritti ad un gruppo Facebook ad insaputa dell’utente. Nessun amministratore può farlo. L’iscrizione ad un gruppo Facebook richiede il clic da parte dello stesso utente.

In pratica questi gruppi hanno SOLO cambiato nome rispetto al gruppo originale a cui le persone invece si erano erano iscritte (spesso a caso, spesso per ben altri motivi, spesso dimenticandosene…).

Controllate i gruppi a cui risultate iscritti su Facebook, è il consiglio che vi dò. Molti hanno infatti cambiato nome. Vi potreste ritrovare dove non vorreste… Considerate soprattutto quanto questo possa non essere esattamente positivo per voi e soprattutto per chi viene a visitare il vostro profilo Facebook, vetrina della nostra identità in rete.

NON ESISTE alcun tipo di ACCOUNT PREMIUM o VIP o a PAGAMENTO di Facebook

Facebook NON diventerà a pagamento (e nemmeno MSN)

NON ESISTONO FUNZIONI NASCOSTE di Facebook che si attivano tramite iscrizione a gruppi o a fan page o se si hanno migliaia di iscrizioni o se si invitano 50 amici (o 100, o 3600)

- Come farvi capire che NON ESISTONO FUNZIONI NASCOSTE DI FACEBOOK? Vediamo. Con un esempio pratico: questo gruppo conta 22000 e passa membri oramai, no?

Bene. Non si è attivato nulla di nascosto. Abbiamo invitato non 10, non 100, ma forse anche 1000 amici. Bene. Non si è attivato nulla di nascosto. Le funzioni che un amministratore di gruppo ha sono sempre quelle. Nessun link, nessuna notifica nuova, nessun accesso, nessun passaggio segreto. Capito adesso che vi prendono in giro?

- Se Facebook ha qualcosa da comunicare a TUTTI gli utenti e lo scrive in BACHECA a TUTTI proprio perchè TUTTI leggano (come è successo in questi giorni con le nuove opzioni per la pivacy).

Il Recensore segnala il libro “Bufale apocalittiche” (Ponte alle Grazie, 2010) di Andrea Kerbaker. Bovini che impazziscono e diffondono raccapriccianti morbi cerebrali. Insetti metaforici quanto devastanti per qualunque sistema informatico del pianeta. Microrganismi in grado di contagiare l’uomo tramite polli, mucche, maiali o, pensate un po’, la posta. Pandemia, strage, apocalisse: sono questi i termini piu ricorrenti sulla stampa all’alba del terzo millennio. Se poi ci toccano in ciò che abbiamo di piu caro, ossia il portafoglio, l’inquietudine diventa palpabile: il disgraziato passaggio all’euro e la folle corsa al rialzo del prezzo del petrolio sono lì a dimostrarlo. Su tutto, un unico denominatore comune: il terrore non corre più sul filo, ma sulla carta stampata, sui comunicati istituzionali e le dichiarazioni più o meno roboanti degli opinion makers di turno.

Storie di ordinaria isteria? Psicosi globalizzate? Oppure “pandemie dell’indecenza” o banalmente bufale colossali? In uno scenario a metà tra il millenarismo medievale e il polpettone hollywoodiano, l’autore analizza il ruolo dei media, di enti pubblici e privati, di esperti e politici, dell’ipocondria di massa che dilaga, questa sì con la rapidità di un virus per poi lasciare che tutto scivoli lentamente nell’oblio in attesa di una nuova epidemia, ecatombe o attacco terroristico.

Dal Millennium bug all‘influenza suina: in “Bufale apocalittiche” (Ponte alle Grazie, 2010) Andrea Kerbaker ci racconta il lato ironico della nostra “società degli allarmi”.

Un’ inchiesta in cui l’Autore analizza e ricostruisce i tanti casi di esagerato “terrorismo mediatico” che hanno caratterizzato l’ultimo decennio.

A guardare al nostro recente passato non possiamo dirci semplicemente fortunati ad essere ancora qui. Passando in rassegna tutti gli “allarmi” che hanno invaso le pagine dei primi due lustri del terzo millennio dovremmo infatti considerarci dei veri e propri  miracolati per essere sopravvissuti indenni alle tante catastrofi annunciate. Ma se quelle ecatombe annunciate per cui i Media non hanno certo lesinato  in inchiostro e in parole apocalittiche si fossero davvero avverate, la popolazione odierna avrebbe dovuto esser decimata o nel migliore dei casi si ritroverebbe senza computer, senza elettricità, senza petrolio e in preda ai falsari internazionali pronti ad approfittarsi delle debolezze della moneta unica europea.

Partendo dal Millennium  Bug -che secondo molti  ci avrebbe dovuto far tornare all’epoca del pallottoliere e far cadere tutti gli aerei allo scadere della mezzanotte- passando per la mucca pazza -che col suo morbo avrebbe non solo messo al bando fiorentina & company ma avrebbe, trasmettendosi da animale a uomo e da uomo a uomo contagiato mezzo mondo-  sino alla guerra combattuta via posta a suon di antrace, il timore per una prossima catastrofe ha sempre trovato terreno più che fertile negli opinion makers di ogni parte del globo. Del resto per l’Autore si tratta di un fenomeno planetario perché “nell’epoca della globalizzazione, anche le paure non conoscono confini e sono a tutto campo“.

Così possiamo notare come non passi anno senza che non ci sia il vorticoso allarme di una nuova peste o di una nuova “influenza spagnola”: così la Sars (le cui immagini fatte di mascherine bianche ancora sono impresse nelle nostre menti), per cui, l’Autore rileva ironicamente come fosse stato richiesto agli esperti di comunicazione di creare un acronimo facilmente memorizzabile, neanche si trattasse del lancio di un prodotto. O ancora l’Aviaria..il Killer con le ali che si celava fra gli ignari polli e pollai e la cui scalata verso l’ipotetica pandemia è stata scandita dai giornali e simili “in un crescendo rossiniano degno di una campagna bellica” che ha terrorizzato governi e popoli tra “morti vere secondo fonti attendibili e morti previste secondo previsioni autorevoli” sino alla recente influenza suina poi influenza A. Ovviamente tutte le nuove “pesti del millennio” si sono risolte come le altre “Bufale apocalittiche”: hanno fatto meno vittime delle normali influenze stagionali. Ma perché allora  tanto rumore per nulla o quasi nulla? Perché  la paura attecchisce nell’opinione e nella folla irrazionale e gli interessi economici che si sviluppano intorno a tragedie annunciate o presagite non si lasciano sfuggire certo simili occasioni di profitto.

Ironico  e divertente, arguto e  mai noioso, comunque leggero nell’affrontare un tema serio: gli interessi economici, d’immagine o d’altro tipo che si nascondono dietro l’animato alimentare il terrore da ecatombe, in un crescendo planetario,  casi spesso isolati od esigui. Inoltre “il mondo ha voglia di sentirsi in pericolo”..ed ecco che la società dell’allarmismo si autoalimenta. Aspettiamoci dunque prestissimo l’annuncio di una “nuova peste” che si risolverà, speriamo, come finora, in una nuova “bufala apocalittica”.

Tag correlati: Internet, Youtube, millenarismo, Facebook


View the original article here

Nessun commento:

Posta un commento